Recensione al libro Psicologia e vita cristiana di Wenceslao Vial,  Franco Poterzio psichiatra, chiavi per distinguere la malattia psichica da altri problemi, veri e falsi fenomeni straordinari, maturità della personalità, salute mentale e abbandono a Dio


Prendersi cura della salute mentale e spirituale

Franco Poterzio, neuropsichiatra, professore emerito all'Università di Milano, analizza il libro di Wenceslao Vial, Psicologia e vita cristiana. Cura della salute mentale e spirituale, Edusc, Roma.

Si spiega come anche nella dimensione spirituale possono mettere radici le nevrosi. Nel contesto multidisciplinare e interdisciplinare del lavoro di Vial, parla sulla psicopatologia della vita quotidiana e affronta i rapporti tra i disturbi psichici e il peccato, tra la salvezza spirituale e la salute mentale.

Indice di contenuto

L'essere umano e la sofferenza nel libro Psicologia e vita cristiana

Disturbi psichici e peccati nel libro Psicologia e vita cristiana

La psicopatologia della vita quotidiana nel libro Psicologia e vita cristiana

Salvezza spirituale e salute mentale nel libro Psicologia e vita cristiana

Scrive Viktor Frankl (1978): “Ci resta da esplorare al di là della dimensione somatica e psichica una terza dimensione dell’essere-uomo, ciò che lo psicologismo non è disposto a riconoscere (mentre lo spiritualismo commette l’errore di considerare la dimensione spirituale come l’unica dimensione dell’uomo): l’esistenza umana nei suoi valori e nei suoi significati in tutta la loro estensione spirituale, psichica e somatica.

Anche nella dimensione spirituale possono mettere radici le neurosi giacché la tensione scatenata da un conflitto di coscienza, da una situazione a forte risonanza etica, o l’oppressione esercitata da un problema spirituale, insomma, una crisi esistenziale possono provocare una nevrosi” (V.E. Frankl:1978 “Per una psicoterapia riumanizzata” III Ed. Mursia Milano 1990. pag.168).

Da Cartesio (con la sua distinzione tra “res cogitans et res extensa”) fino ai giorni nostri le scienze psicologiche e le scienze della religione hanno tentato di ricondurre al loro proprio alveo tutto il bagaglio di nozioni che via via le scienze psicologiche, psichiatriche, sociologiche, teologiche, dottrinali e morali andavano negli anni accumulando.

Praticamente ogni prospettiva scientifica che abbia l’uomo per oggetto necessariamente propende ad assolutizzare le proprie scoperte, le proprie deduzioni, i propri assiomi. Mentre le scienze di natura (Naturwissenschaften) hanno i loro punti di forza in alcune evidenze dimostrabili sperimentalmente, le scienze dello spirito (Geistwissenschaften) possiedono dei vantaggi in un solido impianto metafisico, in una chiara antropologia di riferimento e, per quanto riguarda la religione rivelata, la parola di Dio cui appellarsi. Il divario però rimane.

Il dialogo tra i vari punti di vista focalizzati sull’uomo è spesso improduttivo o sterilmente polemico. A far della teoria ciascuna disciplina interviene per conto proprio con ben costrutti sistemi logici di estrema coerenza interna, poco aperti tuttavia a quel confronto in cui ciascuno veramente si propone di capire e non soltanto di criticare, spesso con buona dose di supponenza, il pensiero altrui.

In questo contesto multidisciplinare ed interdisciplinare si inserisce il lavoro di Wenceslao Vial con il suo libro “Psicologia e vita cristiana. Cura della salute mentale e spirituale”, edito da EDUSC per conto della Pontificia Università della Santa Croce in Roma.

Questo lavoro si colloca con grande lungimiranza alla confluenza delle scienze antropologiche, psicologiche, psichiatriche, teologiche, pedagogiche, ascetiche e dottrinali per affrontare le diverse condizioni della vita dell’uomo, nella salute e nella malattia, nella fede e senza di essa.

L'essere umano e la sofferenza nel libro Psicologia e vita cristiana

Molti sono i pregi dell’opera di Vial. Il primo: esserne l’unico autore. Ne deriva una trattazione ordinata e coordinata, equilibrata nelle sue parti, semplice, documentata, aderente alle più attendibili e collaudate teorie.

Al lettore vengono così risparmiate le varie voci di esperti in cui ciascuno nel suo campo propone la sintesi generale dei diversi problemi: in tali aggregazioni di competenti studiosi solitamente ognuno suona il suo strumento, ma raramente riesce ad accordarsi con gli altri in una sola sinfonia.

Il secondo: la misura. Vial dalle varie correnti di pensiero, dalla psichiatria fino alla teologia, prende “quel tanto di essenziale” necessario a svolgere l’argomento. Non c’è nulla di superfluo. Vial non pretende di offrire una “summa” globale dei temi che tratta, evita di addentrarsi in meandri teorici, ma il suo lavoro è completo ed armonioso nelle sue parti.

Il terzo: l’originalità. L’Autore non segue lo schema collaudato e tradizionale dei vari trattati di psicologia, psichiatria, pedagogia, antropologia, ascetica, dei quali l’impianto stereotipicamente si ripete ad ogni nuova edizione. Vial non copia e non segue lo schema classico dei testi delle diverse discipline. L’originalità consiste appunto in una sintesi tra i vari quadri di sofferenza psichica (non solo malattie) e la vita spirituale. Ne deriva un sostanziale, concreto e pratico aiuto di enorme vantaggio non solo per chi patisce un qualsiasi disagio psichico, ma anche per chi si trova in un percorso terapeutico.

La mancanza di comunicazione tra scienze psichiatriche e religione procura spesso nell’utente ed in chi lo cura una separazione troppo forte cosicché vita interiore e psicologia non si sostengono a vicenda in un itinerario interattivo di salute e di salvezza. Finalmente con l’opera di questo Autore le varie discipline ritrovano nell’essere umano e nelle sue condizioni di sofferenza la loro giusta sintesi.

Il quarto: la concretezza. L’Autore non prende le mosse dalle teorie, ma dalla realtà concreta dell’essere umano e delle sue situazioni maggiormente problematiche sulle quali necessariamente vengono a coagularsi i vari approcci scientifici che, per amor di verità e di completezza, egli mai trascura.

Il quinto: l’opera possiede un notevole potenziale divulgativo. Oltre ad essere chiara ed accessibile senza alcuna superficialità o semplificazione serve (ma serve davvero!) agli psicologi, agli psichiatri, agli educatori, agli accompagnatori spirituali, massimamente ai sacerdoti, agli insegnanti, insomma a tutti coloro che debbono, ciascuno nel suo settore, farsi esperti in umanità incoraggiati anche dalle più autentiche e profonde motivazioni di contribuire all’edificazione del regno di Dio.

Disturbi psichici e peccati nel libro Psicologia e vita cristiana

Molte impostazioni errate potrebbero essere evitate leggendo questo testo. Pensiamo ad esempio all’invincibile scrupolosità del disturbo ossessivo-compulsivo: poveri confessori. Debbono sorbirsi migliaia di inutili e ripetitive accuse di atti che non sono stati peccati e sono soltanto tali per l’iterazione di invincibili pensieri parassiti e coatti.

Hanno un bel seguire i trattati di ascetica o di medicina pastorale: assumersi tutta la responsabilità delle azioni del penitente. E così accanto al perverso sistema di autorità che il malcapitato possiede (un dio ad immagine e somiglianza del suo super-Io) gliene mettiamo un altro che è quello di dover obbedire al sacerdote. E si procura così un secondo danno.

E ancora: provate a spiegare ad una malata di anoressia che il distruggersi ed il consumarsi nel digiuno è un peccato. Vi guarderà stupefatta e segretamente penserà: “ma questo non ha proprio capito niente”.

Ugualmente con un depresso grave: consigliategli pure di svagarsi, di riposare e magari di non rimuginare tanto su di sé ma di pensare agli altri che è proprio tutto ciò che la malattia gli impedisce di fare. Aggraverete i suoi sentimenti di colpa. Potrebbe suicidarsi pur sapendo bene che il suicidio è un peccato, per non essere più di peso ai familiari con la colpa di essere incapace di lavorare, di gioire, di relazionarsi agli altri, di riposare (Frankl) e di seguire i buoni consigli, e come cavarsela con il falso ascetismo delle personalità isteriche, così docili, dipendenti, remissive, ma piene di pretese di valore e inclini alle crisi esplosivo-intermittenti in cui, a seconda dei casi o l’urlo ed il pianto, o la chiusura in sé per giorni o la fuga dal contesto vengono a prevalere?

Non solo lo psichiatra, ma anche i direttori spirituali ed i parenti non sanno qual partito prendere di fronte a disturbi oppositivo-provocatori di adulti rancorosi, incapaci di seguire alcun consiglio, immaturi come adolescenti incattiviti, ostili e risentiti nel loro ambiente familiare, chiusi in sé ed in grado di ammorbare con la loro presenza tutto il contesto familiare e lavorativo.

Non permettetevi di dire a costoro che potrebbero giovarsi di una terapia psichiatrica. Vorrebbe dire cambiare. Ma cambiare per loro significherebbe perdere la meta nevrotica di torturare gli altri e di far loro pagare i danni subiti. L’isolamento ed il silenzio sono altamente punitivi e fanno soffrire coloro che stanno vicini a questi soggetti.

La rassegna potrebbe continuare. Va aggiunto che i preziosi e ben centrati criteri ascetici per chi soffre di offrire a Dio i propri dolori, di esercitare la pazienza, di attenersi a quello che dice il medico e di non pensar troppo a se stessi valgono fino ad un certo punto di fronte al disagio psichico che in primo luogo, come dice Frankl, si configura con modalità iper-riflessive ossia con invincibili oppositività, angoscia, introversione e chiusura in sè neppure utilizzabili per percorsi introspettivi utili ad un lavoro di psicoterapia.

La psicopatologia della vita quotidiana nel libro Psicologia e vita cristiana

Il fenomeno non vale soltanto per le gravi patologie psichiche ma si può riscontrare anche nella cosiddetta psicopatologia della vita quotidiana.

Ed è proprio a queste situazioni, mai considerate con profondità nei diversi trattati di psicologia e di psicopatologia, che Vial rivolge molto opportunamente la propria attenzione con il suggerire, caso per caso, criteri di possibile igiene mentale ed indicando delle linee direttive sulle quali orientare un intervento pedagogico e spirituale.

Basta pensare alle problematiche inerenti ai diversi comportamenti sessuali situati al crocevia tra scienze morali, antropologia, ascetica ed interpretazione psicodinamica. Lo stesso vale per i disturbi del sonno, per le condotte di dipendenza ed anche per i fenomeni abnormi della condotta alimentare. L’Autore neppure trascura nell’ambito di alcuni fenomeni paranormali o di alcune incerte strutture nevrotiche di falso misticismo l’influenza diabolica portando notevole chiarezza in merito.

Tutta la gamma di sfumature nevrotiche di cui si tinge l’immaturità viene ben affrontata dall’Autore con la sua rassegna sullo sviluppo personologico in particolar modo in proposito dell’età infantile e di quella dello sviluppo.

E’ qui che la personalità si consolida, ma può anche fissarsi e cristallizarsi in forme psicopatologiche in apparenza normali foriere invece di contagio a tutto il contesto mediante varie forme di disagi psichici. Si tratta dei disturbi della personalità chiaramente descritti dall’Autore ed alquanto diffusi nella popolazione di oggi, neppure suscettibili di cure specifiche. Si tratta di piante dal tronco contorto cresciute male e difficilmente modificabili nelle loro immature disposizioni.

Proprio alla maturità psichica Vial dedica molte pagine, intrattenendosi dalle visioni psicologiche come quelle di Allport fino a Benedetto XVI ed all’enciclica “Fides et Ratio” addentrandosi nel terreno comune tra spiritualità e psicologia dell’idoneità vocazionale, della responsabilità, del celibato, delle varie sfaccettature nelle quali si articola un percorso ascetico mirato al conseguimento di una perfezione di vita cristiana.

Si giunge ancora nello studio di Vial ad aspetti problematici, molto bene descritti, di persistente insicurezza, di esasperato perfezionismo, di organizzazioni personologiche falsamente adulte, di vittimismo (e chi ci pensava? Eppure è una deformazione stabile dell’affettività non certo considerata dai trattati classici di psicopatologia, ma foriera di croniche sofferenze e di fenomeni regressivi nel corso della vita di una persona umana), di volontarismo iper-responsabile.

In questi casi il male si diffonde dalla persona interessata a tutto il suo contesto. Come il caso, ad esempio, del dirigente di impresa insicuro, incapace di fidarsi degli altri, che opprime con rigore inflessibile e complicate pastoie burocratiche i suoi dipendenti: costui a poco a poco diviene incapace di relazionarsi in modo normale con i suoi simili, anche nel suo nucleo familiare. Eppure rimane un eccellente impresario.

Salvezza spirituale e salute mentale nel libro Psicologia e vita cristiana

Vial, nei diversi quadri di disagio psichico, cita abbondantemente il pensiero di santi, di pontefici, di autori spirituali nell’intenzione di dare significato ad ogni forma di patimento, di non privare chi soffre di alcun alimento spirituale, di giovargli non solo con il conforto della fede e della vita di pietà, ma di garantirgli dei veri e propri percorsi verso la salute mentale e verso la salvezza spirituale.

Non si corre il rischio nel seguire le proposte di Vial di essere generici ed approssimativi anche perché nel testo comprende una esauriente trattazione delle varie malattie mentali secondo le più aggiornate sistemazioni nosografiche.

Un ampio spazio ancora viene dedicato alla descrizione di quegli autori, psicologi, psichiatri e psicoanalisti che hanno proposto visioni parziali e riduttive dell’essere umano e che maggiormente hanno influito sul pensiero scientifico contemporaneo. Un panorama completo viene poi lumeggiato delle principali scuole di psicoterapia e dei rispettivi presupposti teorici di partenza.

Bibliografia ampia, esauriente, completa. Vocabolario dei termini scientifici chiaro e di facile consultazione. Questo trattato non si deve leggere. Bisogna studiarlo.

La conclusione del testo di Vial è saggia e sapiente: “tanti aspetti dei meccanismi della psiche, della malattia fisica e mentale, della vita spirituale, non si comprendono pienamente. Tuttavia quest’accettazione che in fondo significa riconoscere la limitazione della nostra condizione finita, ci porta a scoprire l’Assoluto”

Fonte: Studi cattolici, Nº 658, Dicembre 2015, (59), pp. 878-880.

Scaricare pdf del articolo